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Spoleto is one of those rare non-touristy towns. Totally off the beaten path, this medieval village has a steep historical center, accessible via a travellator, that dates back to 241 BC.
Inhabited by the original Umbri tribes in the 5th-century BC who built fortifying walls that can still be seen today, it was only in 774 that it became part of the Holy Roman Empire, when one of the Dukes of Lombard made it their official residence.
Chosen as the filming location for the famous Italian soapy, Don Matteo (because it depicts a typical Italian town yet to be overrun by tourists), Spoleto promises all the best things about Italy – lovely restaurants, hearty cuisine, and fantastic wines. Don’t miss the black truffles and red wine from Montefalco!
Start at Rocca Albornoz, the symbol of the city, and admire the views across Spoleto. These views compete with those from the 13th-century Ponte delle Torre (Tower Bridge), which connects the San’Elia hill with Monte Luco.
Other notable sites include the 12th-century Romanesque Santa Maria Assunta Cathedral, the Mauri Palace, the Church of San Ansano and San Gregorio Maggiore, the St. Isaac Crypt, and the Arch of Drusus and Germanicus.
Don’t miss the 1st-century AD Roman theatre – perhaps you’ll be lucky enough to catch a ballet performance!
Two kilometres of well-preserved walls stand as testament to the one-time grandeur of Spoleto’s Roman colony, though its real importance dates from the sixth century when the Lombards made it the capital of one of their three Italian dukedoms.
Fra’ Filippo Lippi died shortly after completing the frescoes in Spoleto’s Duomo, the rumour being that he was poisoned for seducing the daughter of a local noble family, his position as a monk having had no bearing on his sexual appetite.
Festival dei Due Mondi
Hosting Italy’s leading international arts festival, the Festival dei Due Mondi (Festival of Two Worlds), has been a double-edged blessing for Spoleto – crowds and commercialism being the price it has had to pay for culture. Having already rejected thirty other Italian locations, the influential arts guru Giancarlo Menotti plumped for the town in 1958, attracted by its scenery, small venues and general good vibes.
Spoleto presided over by a medieval fortress and backed by the broad-shouldered Apennines, their summits iced with snow in winter, hillside Spoleto is visually stunning. Ancient arches and a virtually intact amphitheatre tell of its past as a strategic Roman colony, while a series of Romanesque churches testifies to a golden age in the early Middle Ages.
In 570 the Lombards made it capital of their duchy and over the next three centuries it flourished, becoming for a brief period one of the most important towns in Italy.
Located just a few kilometers from the Valnerina, occupying an impressive hillside position, Spoleto feels very civilized surrounded by a very rural backdrop. Midway between Rome and the late imperial capital Ravenna along the Via Flaminia, Spoleto was one of the few towns able to prosper in the twilight of the empire.
limbing up towards the older part of Spoleto, you will come to Sant’Ansano, a church built on the ruins of a 1st century temple. The church has a mixed history although some of what you see today was completed in the 18th century. Within the church, the 11th century crypt of San Isacco has stayed pretty much the same, and is decorated with frescoes in the Byzantine style. From Sant’Asano Via Arco di Druso you will enter Piazza del Mercato home of the 18th century Fonte di Piazza, a smaller version of Rome’s Trevi Fountain.
Close by is Casa Romana, a Roman house dating back to the 1st century. According to legend, the home belonged to Vespasia Polla, the mother of the Emperor Vespasian. The home does display a look at what a noble Roman home would look like in that period, and some rooms have intricate mosaics.
Not far from Piazza Mercato is Spoleto’s cathedral.
Originally built and consecrated at the end of the 12th century, the cathedral is dedicated to Santa Maria Assunta and sits over the position of two earlier religious buildings.
In Piazza Campello sits the 17th century fountain, the Macherone which has a huge face spitting out water from the Roman and medieval aqueduct.
The monument on the square dates back to 1910 and was built to honor all of the Spoletines who fought to free Spoleto from the Papal State.
La Rocca, a huge fortress sitting just above this monument was built on the orders of Cardinal Albornoz, as his personal headquarters at a time when the church considered Spoleto an outpost and was intent on conquering Umbria.
A short walk from the Ponte dell Torri is the Church of San Pietro.
The most impressive aspect of this church is the 12th century sculptures on it’s facade that are considered some of the finest Romanesque carvings in Umbria.
L’acquedotto Ponte delle Torri, con la sua maestosità e bellezza, ci accoglie arrivando a Spoleto.
Spoleto è un borgo umbro di poco meno di quarantamila abitanti ed è l'antica capitale dei duchi longobardi.
Palazzi, torri e ponti la fanno da protagonisti in questo borgo con tessuto urbanistico con influssi di epoca romana ma che conserva un aspetto pienamente medievale, essendo stata prima sotto il dominio longobardo e poi sotto quello dello Stato Pontificio. Le parti più antiche della città sono rappresentate dall'arco di Druso, il teatro Romano (risalente ai primi anni dell’impero) e la chiesa di San Gregorio Maggiore, unica per il suo presbiterio rialzato. Se si dispone di un giorno nella città, suggeriamo innanzitutto di visitare la cattedrale di Santa Maria Assunta e la Casa Romana e da lì dirigersi nella parte più alta di Spoleto per fare il giro della Rocca, una passeggiata panoramica attorno alla sommità del colle Sant’Elia e alla Rocca Albornoziana, da cui si ammira la splendida valle spoletina e la Cattedrale dall’alto e si attraversa il ponte delle Torri.
Un’introduzione che crea aspettative e non inganna: antica colonia romana, poi ostrogota e longobarda, comune medievale conteso tra Chiesa e Impero, tra Guelfi e Ghibellini, centro culturale rinascimentale e sede vescovile, la storia della città ha lasciato un ricchissimo patrimonio architettonico e artistico nel cuore di un contesto naturalistico splendido.
Le mura della città, quelle medievali ben conservate e alcuni resti delle più antiche fortificazioni preromane (“mura ciclopiche”, visibili in via Leoncilli), segnano il contorno del centro storico nella parte bassa di Spoleto. La Torre dell’Olio di Porta Fuga è rimasta a testimoniare uno dei più efficaci sistemi difensivi medievali: dalla sua sommità scendeva olio bollente su chi tentava l’assedio.
Proprio in prossimità delle mura, inizia uno dei possibili percorsi a piedi che consente di arrivare alle maggiori testimonianze storico-artistiche: prendiamo per viale Giacomo Matteotti, sul quale si affaccia il Museo Archeologico (apertura tutta settimana 8,30-19,30), e poco distante scorgiamo anche il Teatro Romano del I sec. a. c., oggi scenario d’atmosfera per concerti e spettacoli.
Seguiamo per via Filippo Brignone arrivando all’elegante Casa Romana del I secolo d.C. (appartenuta a Flavia Vespasia Polla, madre dell’imperatore Vespasiano) e continuiamo in via Arco di Druso, dove si conserva l’omonimo arco romano del 23 d.C., eretto lungo la via Flaminia.
Antica capitale dei duchi longobardi, Spoleto ti lascerà senza fiato grazie alla ricchezza del patrimonio storico-artistico cittadino, testimonianza delle più diverse epoche storiche che la videro protagonista.
In una cartolina indirizzata alla moglie, Herman Hesse scriveva a proposito della città:
"Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia, c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute,di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate!”
Il tuo itinerario inizialo dalla maestosa Rocca Albornoziana, che domina la città.
Illustre testimonianza della presenza dei papi e dei governatori a Spoleto la Rocca, delimitata da un alto sistema di mura perimetrali alternate da sei torri squadrate, è infatti il simbolo della città e si divide in due aree distinte: il Cortile d’onore, con il Museo nazionale del Ducato e uno spazio polivalente per mostre, concerti e convegni, e il Cortile delle armi, con un teatro all’aperto.
Se non soffri di vertigini, sali sul Ponte delle Torri che unisce la Rocca e il Monteluco.
Questo ponte è impressionante e unico nel suo genere: lungo 230 metri e alto 82, pare sia stato eretto tra il Duecento e il secolo successivo, dopo il saccheggio di Spoleto da parte del Barbarossa.
Scendendo, approfitta per immergerti nell'atmosfera dell'impero romano visitando il Teatro Romano (I sec. d.C.) che viene ancora utilizzato per spettacoli e rappresentazioni varie.
Imbocca quindi via Monterone fino all’incrocio: alla tua destra hai Palazzo Mauri (sede della Biblioteca comunale), a sinistra la chiesa di Sant’Ansano e la Cripta di Sant’Isacco - (Secoli XI-XVIII) così anche l’Arco di Druso e Germanico.
Oltrepassando l’Arco sei quindi in via Fontesecca. Prima di arrivare in Piazza del Mercato, volgi lo sguardo a sinistra fino ad incrociare l’ingresso di Palazzo Leti Sensi: era il Palazzo del Podestà, poi storica sede del Consorzio della Bonificazione Umbra, ora utilizzato per mostre ed esposizioni.
Giunto finalmente in Piazza del Duomo tra le cose da vedere a Spoleto c'è assolutamente la Cattedrale di Santa Maria Assunta, raro esempio di sintesi dell’architettura romanica, che ospita affreschi del Pinturicchio e di Filippo Lippi, e la bella Casa Romana attribuita alla madre dell'imperatore Vespasiano Polla.
Il festival dei Due Mondi
Il Festival dei Due Mondi, conosciuto anche col nome di Spoleto Festival, è una manifestazione internazionale di musica, arte, cultura e spettacolo che si svolge annualmente nella città di Spoleto, dal 1958.
“Di Due Mondi ce n'è uno solo”. Ed è proprio così: ogni forma d'arte è celebrata in questo festival, dove ogni anno arrivano dall'Italia e dal mondo ospiti famosissimi.
Questo festival culturale inizia di solito nell'ultima settimana di giugno.
Durante la manifestazione si può assistere a balletti, opere liriche, mostre di pittura, conferenze, concerti, spettacoli teatrali e musica sacra ed eventi dedicati al mondo contemporaneo.
Luoghi privilegiati degli spettacoli sono il teatro Melisso, il teatro Romano, il complesso San Nicola, il cortile della Rocca e la chiesa di Sant'Eufemia.
https://www.festivaldispoleto.com/
https://it.wikipedia.org/wiki/Festival_dei_Due_Mondi
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http://www.umbriantravel.com/?p=595
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Alcuni piatti tipici e specialità di Spoleto sono:
Frittata con tartufi
Zuppa di San Nicola (zuppa di farro di Monteleone)
Filetto di tortora salmonata
Agnello alla caccaitora.
Cinghiale al ginepro
Crostini alla Norcia
Fave all'insalata
Fagioli all'osso del prosciutto.
La cucina spoletina, per quanto affine a quella umbra, ha conservato una sua peculiare identità.
I piatti della tradizione esaltano naturalmente i prodotti del territorio e alcuni di loro seguono ancora antiche ricette, tramandate oralmente di famiglia in famiglia, di generazione in generazione.
Zuppa di farro
La zuppa di farro è un piatto caldo molto diffuso durante i mesi invernali.
Si unisce il cereale alle verdure di stagione e, a piacere, è possibile aggiungere della pancetta o dello speck o del prosciutto tagliati a cubetti.
Strangozzi alla spoletina Stringozzi o strengozze alla spoletina fettuccine
...al tartufo o con asparagina
È una pasta fatta in casa, tipica di Spoleto che si ottiene con acqua e farina.
La pasta, tagliata in striscioline viene appena immersa nell’acqua bollente perchè rimanga “al dente” e condita con sugo di aglio, olio e peperoncino.
Gli strangozzi sono un piatto presente in quasi tutti i menu della città.
Tra i condimenti più diffusi e tradizionali ci sono gli Strangozzi alla spoletina, conditi con un sugo leggermente piccante a base di pomodoro e aglio.
Apprezzatissimi e richiestissimi anche quelli al tartufo, condimento principe di questa pasta.
Secondo una leggenda, Federico Barbarossa sostò nel Castello di Possignano e rimase talmente colpito dalla bontà di questo piatto che decise di non radere più al suolo l’Umbria.
Risotto con strigoli
È un piatto prevalentemente primaverile, legato alla presenza stagionale degli strigoli, tipico della Valle Umbra, da Foligno a Spoleto.
Si prepara con questa erba campestre, conosciuta in altre regioni anche come carletti, stridoli o sciopeti.
La ricetta prevede l’utilizzo del parmigiano, anche se è interamente basata sul sapore particolare di questa erba spontanea e perenne, dal suo profumo antico e naturale.
Braciole di castrato a scottadito
Vengono spalmate di uno strato di salsa odorosa (lardo macinato,braciole di castrato grasso di prosciutto, rosmarino, aglio, salvia, sedano, cipolla e maggiorana) e poste sulla griglia quando il camino è ancora ardente. Vengono servite caldissime e a “scottadito” per evitare che il grasso fuso si rapprenda.
Faraona in salmì
Questo piatto altamente gustoso era tra quelli che la nonna faceva la domenica o in occasione delle feste.
Il salmì è un tipo particolare di salsa che accompagna i piatti di carne e che è essa stessa a base di carne.
La particolarità di questa ricetta sta proprio nell’abbondante sughetto che si forma in cottura.
La tradizione vuole che la faraona venga tagliata in ottavi prima della cottura.
Coratella d’agnello
Viene preparata in una padella nella quale è stata fatta imbiondire nell’olio la cipolla tritata finemente; si aggiunge la coratella, precedentemente ben spurgata e tagliata in piccola dadolata, insaporita con sale, pepe e un rametto di coratellarosmarino; si aggiunge vino bianco e si fa evaporare prima di aggiungere i pomodori pelati tagliati in piccoli dadi. Si fa cuocere il tutto a fuoco basso per circa 20-30 minuti.
Baccalà in umido o alla spoletina
Ogni famiglia anticamente aveva la propria variante per questa ricetta.
Quella più tradizionale prevede l’impiego di vino bianco, prugne secche, con l’aggiunta di un cucchiaio di pomodoro (spesso nel condimento ci sono anche pinoli e uvetta sultanina).
Il Pilotto
Capretti, agnelli, polli, piccioni, quaglie, tordi, godono a Spoleto di una tecnica di cottura assai accurata che rende le loro carni particolarmente appetitose.
Si tratta dei cosiddetto “pilotto” che è un bel pezzo di lardo arrotolato “ad imbuto”
in un foglio di spessa carta paglia.
Quando la carne è arrivata a metà cottura si incendia la carta del “pilotto” che va tenuto un po’ in alto sopra lo spiedo per lasciarvi cadere la pioggia di gocce di lardo fuso e bollente.
Fojata
È una torta salata arrotolata su se stessa, farcita di verdure a mo’ di strudel in versione salata, o con verdure e formaggio, cotta al forno.
Parmigiana di gobbi
I “gobbi” sono i cardi. Questo piatto viene preparato con una salsa di pomodoro e l’aggiunta di parmigiano.
I gobbi vengono fritti prima di essere messi al forno.
Una prelibatezza spesso presente anche nei menu dei ristoranti tipici.
Frittata con tartufi
Frittata calda, soffice, nera di tartufi.
La difficoltà è una sola: cuocere al punto le uova sbattute ma non i tartufi, pure in esse immersi ben tritati o pestati.
In modo simile sono preparati anche gli “Spaghetti alla Spoletina” o “alla Norcina”.
Strapazzata al tartufo
Le frittate sono molto comuni nelle cucine tradizionali, e in Umbria si preparano anche con asparagi selvatici, strigoli o altre erbe spontanee.
Questo piatto si prepara unendo un ingrediente povero come l’uovo, a uno dei più pregiati, il tartufo nero, per un risultato incredibilmente prelibato e gustoso.
Cinghiale in casseruola
Un piatto a base di cacciagione, che troviamo spesso nei menu dei ristoranti umbri, ma anche in quelli delle Marche, del Lazio e della Toscana.
Il cinghiale in umido è un secondo piatto molto saporito che si prepara con lo spezzatino di cinghiale tagliato a cubetti e l’aggiunta di salsa di pomodoro, vino rosso, aromi e altri ingredienti a piacere che possano dare più sapore al piatto.
Agnello alla cacciatora
Il soffritto tipico per la preparazione di questo piatto si fa con sedano, carota, cipolla, aglio, rosmarino, salvia, alloro, due bacche di ginepro, qualche cappero e due acciughe (senza lisca).
Crescionda dolce tradizionale dello spoletino
La ricetta originaria prevedeva ingredienti quali: formaggio pecorino, uova, brodo di gallina, pane grattugiato, buccia di un limone, zucchero, cioccolato fondente o cacao amaro.
Oggi la crescionda si prepara con amaretti, cioccolato fondente, la scorza di limone, le uova, lo zucchero e la farina.
Viene detta “torta magica”: uno di fondo formato da amaretti e farina, uno centrale chiaro e morbido come un budino, uno superficiale di colore marrone scuro costituito dal cioccolato.
La crescionda è ancora oggi un dolce tradizionale del Carnevale.
Viene preparata lavorando I tuorli d’uovo con lo zucchero con l’ausilio di una frusta fino ad ottenere uno zabaione, si aggiungono poi il latte, la farina, gli amaretti, il cioccolato fondente grattugiato, un pizzico di cannella, un cucchiaio di mistrà e la scorza di un limone grattugiata.
Per finire si incorporano al composto gli albumi montati a neve.
Si versa il tutto all’interno di una teglia antiaderente e si inforna. La crescionda è pronta quando da liquida diventa consistente ma conserva una certa morbidezza.
Attorta o rocciata
L’attorta è il nome con cui nello spoletino si intende un dolce di pasta arrotolata apparentemente simile allo strudel con al suo interno mele, frutta secca (noci tritate, uva passa, pinoli, fichi) e spezie con varianti come il cacao amaro, lo zucchero a velo e l’alchermes (nella zona del folignate e dell’assisano è noto come rocciata).
https://www.spoleat.it/piatti-tipici-di-spoleto-e-dintorni/
http://www.comune.spoleto.pg.it/informazioni-turistiche/dove-mangiare/specialita-gastronomiche-locali/
Inhabited by the original Umbri tribes in the 5th-century BC who built fortifying walls that can still be seen today, it was only in 774 that it became part of the Holy Roman Empire, when one of the Dukes of Lombard made it their official residence.
Chosen as the filming location for the famous Italian soapy, Don Matteo (because it depicts a typical Italian town yet to be overrun by tourists), Spoleto promises all the best things about Italy – lovely restaurants, hearty cuisine, and fantastic wines. Don’t miss the black truffles and red wine from Montefalco!
Start at Rocca Albornoz, the symbol of the city, and admire the views across Spoleto. These views compete with those from the 13th-century Ponte delle Torre (Tower Bridge), which connects the San’Elia hill with Monte Luco.
Other notable sites include the 12th-century Romanesque Santa Maria Assunta Cathedral, the Mauri Palace, the Church of San Ansano and San Gregorio Maggiore, the St. Isaac Crypt, and the Arch of Drusus and Germanicus.
Don’t miss the 1st-century AD Roman theatre – perhaps you’ll be lucky enough to catch a ballet performance!
Two kilometres of well-preserved walls stand as testament to the one-time grandeur of Spoleto’s Roman colony, though its real importance dates from the sixth century when the Lombards made it the capital of one of their three Italian dukedoms.
Fra’ Filippo Lippi died shortly after completing the frescoes in Spoleto’s Duomo, the rumour being that he was poisoned for seducing the daughter of a local noble family, his position as a monk having had no bearing on his sexual appetite.
Festival dei Due Mondi
Hosting Italy’s leading international arts festival, the Festival dei Due Mondi (Festival of Two Worlds), has been a double-edged blessing for Spoleto – crowds and commercialism being the price it has had to pay for culture. Having already rejected thirty other Italian locations, the influential arts guru Giancarlo Menotti plumped for the town in 1958, attracted by its scenery, small venues and general good vibes.
Spoleto presided over by a medieval fortress and backed by the broad-shouldered Apennines, their summits iced with snow in winter, hillside Spoleto is visually stunning. Ancient arches and a virtually intact amphitheatre tell of its past as a strategic Roman colony, while a series of Romanesque churches testifies to a golden age in the early Middle Ages.
In 570 the Lombards made it capital of their duchy and over the next three centuries it flourished, becoming for a brief period one of the most important towns in Italy.
Located just a few kilometers from the Valnerina, occupying an impressive hillside position, Spoleto feels very civilized surrounded by a very rural backdrop. Midway between Rome and the late imperial capital Ravenna along the Via Flaminia, Spoleto was one of the few towns able to prosper in the twilight of the empire.
limbing up towards the older part of Spoleto, you will come to Sant’Ansano, a church built on the ruins of a 1st century temple. The church has a mixed history although some of what you see today was completed in the 18th century. Within the church, the 11th century crypt of San Isacco has stayed pretty much the same, and is decorated with frescoes in the Byzantine style. From Sant’Asano Via Arco di Druso you will enter Piazza del Mercato home of the 18th century Fonte di Piazza, a smaller version of Rome’s Trevi Fountain.
Close by is Casa Romana, a Roman house dating back to the 1st century. According to legend, the home belonged to Vespasia Polla, the mother of the Emperor Vespasian. The home does display a look at what a noble Roman home would look like in that period, and some rooms have intricate mosaics.
Not far from Piazza Mercato is Spoleto’s cathedral.
Originally built and consecrated at the end of the 12th century, the cathedral is dedicated to Santa Maria Assunta and sits over the position of two earlier religious buildings.
In Piazza Campello sits the 17th century fountain, the Macherone which has a huge face spitting out water from the Roman and medieval aqueduct.
The monument on the square dates back to 1910 and was built to honor all of the Spoletines who fought to free Spoleto from the Papal State.
La Rocca, a huge fortress sitting just above this monument was built on the orders of Cardinal Albornoz, as his personal headquarters at a time when the church considered Spoleto an outpost and was intent on conquering Umbria.
A short walk from the Ponte dell Torri is the Church of San Pietro.
The most impressive aspect of this church is the 12th century sculptures on it’s facade that are considered some of the finest Romanesque carvings in Umbria.
L’acquedotto Ponte delle Torri, con la sua maestosità e bellezza, ci accoglie arrivando a Spoleto.
Spoleto è un borgo umbro di poco meno di quarantamila abitanti ed è l'antica capitale dei duchi longobardi.
Palazzi, torri e ponti la fanno da protagonisti in questo borgo con tessuto urbanistico con influssi di epoca romana ma che conserva un aspetto pienamente medievale, essendo stata prima sotto il dominio longobardo e poi sotto quello dello Stato Pontificio. Le parti più antiche della città sono rappresentate dall'arco di Druso, il teatro Romano (risalente ai primi anni dell’impero) e la chiesa di San Gregorio Maggiore, unica per il suo presbiterio rialzato. Se si dispone di un giorno nella città, suggeriamo innanzitutto di visitare la cattedrale di Santa Maria Assunta e la Casa Romana e da lì dirigersi nella parte più alta di Spoleto per fare il giro della Rocca, una passeggiata panoramica attorno alla sommità del colle Sant’Elia e alla Rocca Albornoziana, da cui si ammira la splendida valle spoletina e la Cattedrale dall’alto e si attraversa il ponte delle Torri.
Un’introduzione che crea aspettative e non inganna: antica colonia romana, poi ostrogota e longobarda, comune medievale conteso tra Chiesa e Impero, tra Guelfi e Ghibellini, centro culturale rinascimentale e sede vescovile, la storia della città ha lasciato un ricchissimo patrimonio architettonico e artistico nel cuore di un contesto naturalistico splendido.
Le mura della città, quelle medievali ben conservate e alcuni resti delle più antiche fortificazioni preromane (“mura ciclopiche”, visibili in via Leoncilli), segnano il contorno del centro storico nella parte bassa di Spoleto. La Torre dell’Olio di Porta Fuga è rimasta a testimoniare uno dei più efficaci sistemi difensivi medievali: dalla sua sommità scendeva olio bollente su chi tentava l’assedio.
Proprio in prossimità delle mura, inizia uno dei possibili percorsi a piedi che consente di arrivare alle maggiori testimonianze storico-artistiche: prendiamo per viale Giacomo Matteotti, sul quale si affaccia il Museo Archeologico (apertura tutta settimana 8,30-19,30), e poco distante scorgiamo anche il Teatro Romano del I sec. a. c., oggi scenario d’atmosfera per concerti e spettacoli.
Seguiamo per via Filippo Brignone arrivando all’elegante Casa Romana del I secolo d.C. (appartenuta a Flavia Vespasia Polla, madre dell’imperatore Vespasiano) e continuiamo in via Arco di Druso, dove si conserva l’omonimo arco romano del 23 d.C., eretto lungo la via Flaminia.
Antica capitale dei duchi longobardi, Spoleto ti lascerà senza fiato grazie alla ricchezza del patrimonio storico-artistico cittadino, testimonianza delle più diverse epoche storiche che la videro protagonista.
In una cartolina indirizzata alla moglie, Herman Hesse scriveva a proposito della città:
"Spoleto è la scoperta più bella che ho fatto in Italia, c’è una tale ricchezza di bellezze pressoché sconosciute,di monti, di valli, foreste di querce, conventi, cascate!”
Il tuo itinerario inizialo dalla maestosa Rocca Albornoziana, che domina la città.
Illustre testimonianza della presenza dei papi e dei governatori a Spoleto la Rocca, delimitata da un alto sistema di mura perimetrali alternate da sei torri squadrate, è infatti il simbolo della città e si divide in due aree distinte: il Cortile d’onore, con il Museo nazionale del Ducato e uno spazio polivalente per mostre, concerti e convegni, e il Cortile delle armi, con un teatro all’aperto.
Se non soffri di vertigini, sali sul Ponte delle Torri che unisce la Rocca e il Monteluco.
Questo ponte è impressionante e unico nel suo genere: lungo 230 metri e alto 82, pare sia stato eretto tra il Duecento e il secolo successivo, dopo il saccheggio di Spoleto da parte del Barbarossa.
Scendendo, approfitta per immergerti nell'atmosfera dell'impero romano visitando il Teatro Romano (I sec. d.C.) che viene ancora utilizzato per spettacoli e rappresentazioni varie.
Imbocca quindi via Monterone fino all’incrocio: alla tua destra hai Palazzo Mauri (sede della Biblioteca comunale), a sinistra la chiesa di Sant’Ansano e la Cripta di Sant’Isacco - (Secoli XI-XVIII) così anche l’Arco di Druso e Germanico.
Oltrepassando l’Arco sei quindi in via Fontesecca. Prima di arrivare in Piazza del Mercato, volgi lo sguardo a sinistra fino ad incrociare l’ingresso di Palazzo Leti Sensi: era il Palazzo del Podestà, poi storica sede del Consorzio della Bonificazione Umbra, ora utilizzato per mostre ed esposizioni.
Giunto finalmente in Piazza del Duomo tra le cose da vedere a Spoleto c'è assolutamente la Cattedrale di Santa Maria Assunta, raro esempio di sintesi dell’architettura romanica, che ospita affreschi del Pinturicchio e di Filippo Lippi, e la bella Casa Romana attribuita alla madre dell'imperatore Vespasiano Polla.
Il festival dei Due Mondi
Il Festival dei Due Mondi, conosciuto anche col nome di Spoleto Festival, è una manifestazione internazionale di musica, arte, cultura e spettacolo che si svolge annualmente nella città di Spoleto, dal 1958.
“Di Due Mondi ce n'è uno solo”. Ed è proprio così: ogni forma d'arte è celebrata in questo festival, dove ogni anno arrivano dall'Italia e dal mondo ospiti famosissimi.
Questo festival culturale inizia di solito nell'ultima settimana di giugno.
Durante la manifestazione si può assistere a balletti, opere liriche, mostre di pittura, conferenze, concerti, spettacoli teatrali e musica sacra ed eventi dedicati al mondo contemporaneo.
Luoghi privilegiati degli spettacoli sono il teatro Melisso, il teatro Romano, il complesso San Nicola, il cortile della Rocca e la chiesa di Sant'Eufemia.
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Alcuni piatti tipici e specialità di Spoleto sono:
Frittata con tartufi
Zuppa di San Nicola (zuppa di farro di Monteleone)
Filetto di tortora salmonata
Agnello alla caccaitora.
Cinghiale al ginepro
Crostini alla Norcia
Fave all'insalata
Fagioli all'osso del prosciutto.
La cucina spoletina, per quanto affine a quella umbra, ha conservato una sua peculiare identità.
I piatti della tradizione esaltano naturalmente i prodotti del territorio e alcuni di loro seguono ancora antiche ricette, tramandate oralmente di famiglia in famiglia, di generazione in generazione.
Zuppa di farro
La zuppa di farro è un piatto caldo molto diffuso durante i mesi invernali.
Si unisce il cereale alle verdure di stagione e, a piacere, è possibile aggiungere della pancetta o dello speck o del prosciutto tagliati a cubetti.
Strangozzi alla spoletina Stringozzi o strengozze alla spoletina fettuccine
...al tartufo o con asparagina
È una pasta fatta in casa, tipica di Spoleto che si ottiene con acqua e farina.
La pasta, tagliata in striscioline viene appena immersa nell’acqua bollente perchè rimanga “al dente” e condita con sugo di aglio, olio e peperoncino.
Gli strangozzi sono un piatto presente in quasi tutti i menu della città.
Tra i condimenti più diffusi e tradizionali ci sono gli Strangozzi alla spoletina, conditi con un sugo leggermente piccante a base di pomodoro e aglio.
Apprezzatissimi e richiestissimi anche quelli al tartufo, condimento principe di questa pasta.
Secondo una leggenda, Federico Barbarossa sostò nel Castello di Possignano e rimase talmente colpito dalla bontà di questo piatto che decise di non radere più al suolo l’Umbria.
Risotto con strigoli
È un piatto prevalentemente primaverile, legato alla presenza stagionale degli strigoli, tipico della Valle Umbra, da Foligno a Spoleto.
Si prepara con questa erba campestre, conosciuta in altre regioni anche come carletti, stridoli o sciopeti.
La ricetta prevede l’utilizzo del parmigiano, anche se è interamente basata sul sapore particolare di questa erba spontanea e perenne, dal suo profumo antico e naturale.
Braciole di castrato a scottadito
Vengono spalmate di uno strato di salsa odorosa (lardo macinato,braciole di castrato grasso di prosciutto, rosmarino, aglio, salvia, sedano, cipolla e maggiorana) e poste sulla griglia quando il camino è ancora ardente. Vengono servite caldissime e a “scottadito” per evitare che il grasso fuso si rapprenda.
Faraona in salmì
Questo piatto altamente gustoso era tra quelli che la nonna faceva la domenica o in occasione delle feste.
Il salmì è un tipo particolare di salsa che accompagna i piatti di carne e che è essa stessa a base di carne.
La particolarità di questa ricetta sta proprio nell’abbondante sughetto che si forma in cottura.
La tradizione vuole che la faraona venga tagliata in ottavi prima della cottura.
Coratella d’agnello
Viene preparata in una padella nella quale è stata fatta imbiondire nell’olio la cipolla tritata finemente; si aggiunge la coratella, precedentemente ben spurgata e tagliata in piccola dadolata, insaporita con sale, pepe e un rametto di coratellarosmarino; si aggiunge vino bianco e si fa evaporare prima di aggiungere i pomodori pelati tagliati in piccoli dadi. Si fa cuocere il tutto a fuoco basso per circa 20-30 minuti.
Baccalà in umido o alla spoletina
Ogni famiglia anticamente aveva la propria variante per questa ricetta.
Quella più tradizionale prevede l’impiego di vino bianco, prugne secche, con l’aggiunta di un cucchiaio di pomodoro (spesso nel condimento ci sono anche pinoli e uvetta sultanina).
Il Pilotto
Capretti, agnelli, polli, piccioni, quaglie, tordi, godono a Spoleto di una tecnica di cottura assai accurata che rende le loro carni particolarmente appetitose.
Si tratta dei cosiddetto “pilotto” che è un bel pezzo di lardo arrotolato “ad imbuto”
in un foglio di spessa carta paglia.
Quando la carne è arrivata a metà cottura si incendia la carta del “pilotto” che va tenuto un po’ in alto sopra lo spiedo per lasciarvi cadere la pioggia di gocce di lardo fuso e bollente.
Fojata
È una torta salata arrotolata su se stessa, farcita di verdure a mo’ di strudel in versione salata, o con verdure e formaggio, cotta al forno.
Parmigiana di gobbi
I “gobbi” sono i cardi. Questo piatto viene preparato con una salsa di pomodoro e l’aggiunta di parmigiano.
I gobbi vengono fritti prima di essere messi al forno.
Una prelibatezza spesso presente anche nei menu dei ristoranti tipici.
Frittata con tartufi
Frittata calda, soffice, nera di tartufi.
La difficoltà è una sola: cuocere al punto le uova sbattute ma non i tartufi, pure in esse immersi ben tritati o pestati.
In modo simile sono preparati anche gli “Spaghetti alla Spoletina” o “alla Norcina”.
Strapazzata al tartufo
Le frittate sono molto comuni nelle cucine tradizionali, e in Umbria si preparano anche con asparagi selvatici, strigoli o altre erbe spontanee.
Questo piatto si prepara unendo un ingrediente povero come l’uovo, a uno dei più pregiati, il tartufo nero, per un risultato incredibilmente prelibato e gustoso.
Cinghiale in casseruola
Un piatto a base di cacciagione, che troviamo spesso nei menu dei ristoranti umbri, ma anche in quelli delle Marche, del Lazio e della Toscana.
Il cinghiale in umido è un secondo piatto molto saporito che si prepara con lo spezzatino di cinghiale tagliato a cubetti e l’aggiunta di salsa di pomodoro, vino rosso, aromi e altri ingredienti a piacere che possano dare più sapore al piatto.
Agnello alla cacciatora
Il soffritto tipico per la preparazione di questo piatto si fa con sedano, carota, cipolla, aglio, rosmarino, salvia, alloro, due bacche di ginepro, qualche cappero e due acciughe (senza lisca).
Crescionda dolce tradizionale dello spoletino
La ricetta originaria prevedeva ingredienti quali: formaggio pecorino, uova, brodo di gallina, pane grattugiato, buccia di un limone, zucchero, cioccolato fondente o cacao amaro.
Oggi la crescionda si prepara con amaretti, cioccolato fondente, la scorza di limone, le uova, lo zucchero e la farina.
Viene detta “torta magica”: uno di fondo formato da amaretti e farina, uno centrale chiaro e morbido come un budino, uno superficiale di colore marrone scuro costituito dal cioccolato.
La crescionda è ancora oggi un dolce tradizionale del Carnevale.
Viene preparata lavorando I tuorli d’uovo con lo zucchero con l’ausilio di una frusta fino ad ottenere uno zabaione, si aggiungono poi il latte, la farina, gli amaretti, il cioccolato fondente grattugiato, un pizzico di cannella, un cucchiaio di mistrà e la scorza di un limone grattugiata.
Per finire si incorporano al composto gli albumi montati a neve.
Si versa il tutto all’interno di una teglia antiaderente e si inforna. La crescionda è pronta quando da liquida diventa consistente ma conserva una certa morbidezza.
Attorta o rocciata
L’attorta è il nome con cui nello spoletino si intende un dolce di pasta arrotolata apparentemente simile allo strudel con al suo interno mele, frutta secca (noci tritate, uva passa, pinoli, fichi) e spezie con varianti come il cacao amaro, lo zucchero a velo e l’alchermes (nella zona del folignate e dell’assisano è noto come rocciata).
https://www.spoleat.it/piatti-tipici-di-spoleto-e-dintorni/
http://www.comune.spoleto.pg.it/informazioni-turistiche/dove-mangiare/specialita-gastronomiche-locali/
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